Il processo è iniziato e solo chi non vuole vederlo non lo vede. E’ un processo in uno stato di pericoloso progresso. Il suolo d’Europa è malato al 60%, riguarda tutti i Paesi e la necessità di intervenire è parte della lotta al cambiamento climatico. In quella lotta c’è anche chi rema contro, ma la partita va giocata usando anche il cartellino rosso. La politica europea ha sicuramente altre urgenze davanti, ma rinviare azioni che toccano direttamente la vita delle persone indebolisce anche i gesti più significativi. Di fatto, più degrada il suolo, più sono a rischio la sicurezza alimentare, la salute, la capacità delle specie viventi di affrontare le sfide climatiche, la tenuta produttiva dei singoli Paesi. L’orizzonte dovrebbe essere una governance continentale estesa anche a Paesi cooperanti – dai Balcani al Regno Unito – per giustificare uno sforzo che capovolgerebbe finalmente un percorso autodistruttivo. Ma non si vede.

C’è chi studia il fenomeno

Pochi giorni fa il Centro europeo comune di ricerca (JRC) in collaborazione con l’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) ha pubblicato il Rapporto sullo stato dei suoli in Europa, dove l’allarme viene espresso in maniera esplicita. I 90 autori che hanno collaborato al dossier forniscono evidenze che, seppure in linea con capitoli fondamentali del Green Deal, smascherano le lacune che hanno prodotto un rischio epocale per centinaia di milioni di persone. In questo c’è qualcosa anche di moralmente insopportabile. I sentimenti di appartenenza al vecchio continente rabbuiano sotto il peso di un costante scivolamento della terra su cui posiamo i piedi. Dovremmo tenercelo ben difeso e protetto il suolo su cui i nostri nonni e padri hanno costruito l’Europa di oggi, con l’irrilevanza, sotto questo aspetto, del numero delle bandiere esposte. Le interazioni antropiche e naturali che si verificano al suolo sono la ricchezza di una discendenza oggi disarmonica, caratteristica di una fase storica schizofrenica. La precarietà dello scenario si avvicina molto a quello della difesa e della tutela dei confini esposti nella Piazza del 15 marzo. Chiunque ha la pretesta di parlare a nome dell’Europa dovrebbe sapere che c’è un pericolo più minaccioso di tutti, da debellare. I disastri climatici ci hanno abituato a lutti e fughe precipitose di persone da luoghi diventati improvvisamente invivibili. Costruiamo la nuova Europa sulla disgregazione della sua superficie ? Pensiamo all’Italia dove si consumano 54 ettari di suolo per abitante ogni anno e una legge ad hoc per il governo è tabù.

 Scienza, prevenzione e democrazia

Perché la tanto declamata prevenzione – programmazione non coinvolge quasi mai sul serio i soggetti che soccombono ai capricci del clima e all’incuria umana ? L’analisi del Centro europeodi ricerche mette in risalto l’importanza del coinvolgimento del pubblico nel monitoraggio e nella conservazione del suolo. È il primo stadio della prevenzione, sinonimo di precauzione. Una forma di democrazia partecipativa al destino della terra come capitale intangibile su cui costruire progetti, aspettative, imprese intellettuali e fisiche. Sapevano bene cosa fare gli antenati, impazienti  di mantenere in equilibrio risorse naturali, coltivazioni, lavoro, salario, sviluppo urbano. Abbiamo alle spalle una lunga storia mortificata da grave insipienza pubblica. La sostenibilità ambientale è connaturata alla difesa del suolo in quanto fondamento della convivenza civile corrosa da sfide e provocazioni di ogni tipo. Parole come erosione, inquinamento, perdita di materia organica, hanno un senso sinistro, laddove si congiungono a speculazione edilizia, abbrutimento urbano, inquinamento atmosferico, carenza di infrastrutture, diritti violati, marginalità. Tutto questo non è una bandiera da raccogliere per una nuova Europa?  Le osservazioni scientifiche in genere non piacciono ai politici, eppure c’è ora l’occasione per porre mano e rafforzare il complesso di cose che nascono e finiscono al suolo. L’Ue ha adottato una strategia per il suolo ma non l’ha ancora piantata. E il tempo scorre veloce.

 

di Nunzio Ingiusto

 

 

 

 

Fonte: https://tuttieuropaventitrenta.eu/2025/03/19/leuropa-pigramente-perde-il-suo-suolo/